Da 2 a 25 milioni, cedole trattabili, investitori istituzionali: la guida essenziale all'emissione per le PMI italiane.
C'è un momento nella vita di un'impresa in cui il credito bancario smette di bastare: non per importi, ma per struttura. Piani di crescita a 5-7 anni, acquisizioni, internazionalizzazione richiedono capitali pazienti e covenant costruiti sul business — non sul modulo standard della filiale.
Il mercato italiano del private debt guarda a imprese con fatturato indicativamente sopra i 5 milioni, EBITDA margin in doppia cifra o in crescita dimostrabile, track record di almeno cinque anni e una governance presentabile a un investitore istituzionale. Le emissioni tipiche vanno da 2 a 25 milioni, con durate di 5-7 anni.
Un'emissione comporta costi di struttura — arranger, rating, revisione, legale — che nel complesso si collocano tipicamente tra 50 e 100 mila euro. I covenant standard includono limiti su PFN/EBITDA, DSCR minimo, negative pledge e lock-up sui dividendi. Sono vincoli, ma vincoli negoziati: l'alternativa bancaria li applica comunque, solo in forma meno trasparente.
Il collocamento avviene presso fondi di credito specializzati, piattaforme autorizzate e il segmento ExtraMOT PRO³ di Borsa Italiana. Per le imprese più piccole, i basket bond — emissioni aggregate tra più PMI — riducono i costi unitari e aprono l'accesso al mercato.
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